Reality o dove siamo rimasti a terra Nutless
Cari piumati,
Il nuovo film di Matteo Garrone, Reality, potrebbe benissimo essere riassunto da quella canzone di Vinicio - corvotorvo- Capossela in qui si domanda un pò blasé perché la vita se n'è andata inseguendo qualcosa che in realtà non era così importante. Nella canzone la "vita regolare", nel film il successo.
Luciano Ciotola, Aniello Arena, vive a Napoli con moglie, figlie e una galassia di parenti e amici imparentati. Sopravvive facendo il pescivendolo e compiendo piccole truffe con la moglie. Fa ridere, è simpatico e un pò strano. Lo spingono a volare sul palco dei provini del Grande Fratello e da lì planerà su Roma per una seconda selezione. Da qui in poi l'ordigno della sua vita deflagra e tutto è perduto: pescheria, truffe, serenità, moglie e sanità mentale.
Poteva restarsene a casa sua ad ascoltare i Kings of Convenience come faccio ora che scrivo queste parole ma no, lui deve svoltare, deve risolvere i suoi problemi andando al Grande Fratello. Vabbè, contento lui, cerchiamo di andare più a fondo sulla questione.
Tra ciccioni spiaggiati, anziani sdentati e italiano balbettato, Matteo Garrone mette in piedi un congegno viscido e puzzolente che appena usciti dal cinema vi sembrerà l'ennesima, fuori tempo massimo e stancante denuncia di quello che l'Italia è diventata dai tempi di Silvio in poi. Ecco, bravi, state sbagliando, uccellini cari! E stavo sbagliando pure io, trafitto da tutto il cattivo gusto etnologico messo in mostra da Garrone. Il film non è questo, o meglio, non è solo questo. Siamo solo al primo livello, il più superficiale. Questo film è il racconto di un incubo. Non quello di Luciano, quello di tutti noi. Questo è un grottesco film d'orrore: è la cronaca di quello che siamo quando apriamo gli occhi, ogni giorno, uccelli spennacchiati e denutriti che si appollaiano sulle rovine di un impero crollato ormai secoli fa senza alcuna possibilità di sollevarci. Garrone parla come se fossimo a un milione di anni luce da qui e ora e ci guarda puntandoci uno specchio contro. Ci vediamo e data la lontananza non ci riconosciamo e vediamo sfocato quanto lo specchio mostra. Luciano siamo tutti noi che aspettiamo uno squillo del nostro telefonino comprato a rate. Dall'altro capo del filo ci sarà sicuramente la dritta, la svolta, la botta di culo che sistema tutto.
Lo so, lo so, non sono proprio un grande ottimista stamattina, avete ragione. Il fatto è, cari piumati miei, che quello che mi appare chiaro qui è che non siamo malati urlanti il proprio star bene mentre nessuno ci ascolta: siamo matti tra altri matti e tutti ci diamo ragione a vicenda in una coreografia corale sempre più complessa e veloce. A vederci dal cielo - si prendano le sequenze di inizio e conclusione del film - da milioni di anni luce da qui sembriamo anche luminosi e tutto sommato felici perchè tanto malati da essere sicuri che, primo o poi, quel telefono suonerà!
A presto dal trespolo di casa sua,
il Vostro corvaldo
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martedì 9 ottobre 2012
sabato 15 settembre 2012
venerdì 7 settembre 2012
Dal trespolo del Lido - terza e ultima (?)
Cari piumati,
siamo finalmente giunti alla conclusione di questa corsa verso il Leone d'Oro che domani verrà assegnato verso le 19.
Tra i film in concorso dei quali non Vi ho parlato c'è sicuro qualcuno che potrà arrivare in finale domani quindi vado riassumendo a volo d'uccello!
Rama Burshtein ha presentato il suo Lemale Et Ha'Chalal (Fill the Void), film ambientato nella comunità ebrea ortodossa di Tel Haviv nella quale una giovane dovrà scegliere un percorso di crescita particolare a quello che aveva pensato: sposare il vedovo di sua sorella...capito l'allegria?! Ai critici è piaciuto, a me no, quindi spero non vinca; ecco l'ho detto!
To The Wonder di Terrence Malick è stato tra i momenti più lirici della Mostra ed è, ovviamente, il mio candidato preferito per il Leone. Ben Affleck e Olga Kurylenko s'innamorano a Parigi e si perdono in Oklahoma. Nel mentre Javier Bardem perde la fede in Dio, lui è un sacerdote, e s'interroga sulla natura del suo amore. Ecco, questo è il tema principale del film, l'amore: questo è il modo in cui questa volta e come sempre meravigliosamente Malick s'interroga sulla natura dell'infinito del quale siamo fatti. Insomma, il miglior melodramma spirituale possibile, girato con incommensurabile maestria da quell'aquila muta che è Terry Malick. Volate in sala quando esce, non accetto giustificazioni pigolate!
Di Takeshi Beat Kitano in Outrage Beyond Vi ho già detto e anche di Kim Ki Duk con Pieta quindi passerei ai giovanissimi di Apres Mai di Olivier Assayas. Partendo dai fratellini dei giovani del '68 Assayas, quello del bellissimo Carlos, mette su una riflessione sull'arrivare in ritardo agli appuntamenti con la Storia. I giovani, infatti, non sono rondini rivoluzionare felici come furono i fratelli maggiori qualche anno prima ma annoiati passerotti che non sanno da che parte tirare le molotov e sembrano fuoriusciti dagli Strokes. Molto fighetto, specie per la ricostruzione di mode, modi e droghe, mi ha poco toccato. Ditemi la Vostra presto che tanto ne parleranno tutti a breve!
Di Lihnas De Wellington di Valeria Sarmiento, vedova di Raul Ruiz, dirò solo che si tratta del Noi Credevamo portoghese e che se siete amanti della storia dell'800 dovete assolutamente recuperarlo! Grande produzione e cammei a gogo (Huppert, Deneuve, Piccoli e Malkovich, mica uccelletti qualsiasi!)
Di Korine e del suo Spring Breakers ho detto e non mi stancherò mai abbastanza di ripetere che, Malick a parte ovviamente, è stato il film della Mostra ma difficilmente vincerà qualcosa!
Marco Bellocchio ha presentato il suo Bella Addormentata ma non Vi dirò nulla al riguardo perchè esce oggi in sala e dovete andarlo a vedere, poi ne riparliamo. Si tratta senza dubbio del film più doloroso e necessario visto qui a Venezia.
Veloci veloci su La cinquième saison di Jessica Woodworth e Peter Brosens, video art belga sulla fine del mondo. Si parla di un horror ambientalista tra Bergman e Bruegel alimentato da quel demone che c'hanno i belgi dentro! Pieno di uccelli, però, mi son sentito a casa! In realtà portano la peste che ammala il mondo, nel film, dicono i due registi...apposto!
Ancor più veloci su Sinapupunan (Thy Womb) del filippino Brillante Mendoza, uno dei maestri più celebri del cinema di laggiù. Storia dolorosa di una coppia senza figli che cerca una soluzione nella poligamia di lui. Ambientato tra i pescatori musulmani di isole che non so dove stanno è un quasi documentario in cui l'inizio e la fine sono dedicati a una scena di parto...olè che si vede tutto!
Oggi la consueta doppietta di film in concorso, l'ultima finalmente, ha presentato Passion di Brian De Palma e Il giorno speciale di Francesca Comencini. Il buon vecchio Brian, purtroppo, non ha più un verso pieno e tonante ma sembra pronto per la pensione dei volatili. Il suo thriller erotico-onirico-lesbico -ho scritto davvero questa cosa?!- non convince affatto e pare un tuffo troppo profondo nel genere e nell'autocitazione per risultare credibile. Naomi Rapace e Rachel McAdams ne fanno vedere delle belle di piume, lingerie, tacchi alti e dildos ma non si spicca il volo nè ci si muove da Hitchcock, uccello padre fondatore del cinema di Brian cornacchietta!
Il film della Comencini è il triste ed ennesimo e ovvio e romanesco affresco dell'Italia di oggi in Converse All Star, putroppo. Non ho molto da aggiungere al riguardo!
A presto dal trespolo del Lido per i commenti finali post premiazione,
il Vostro corvaldo
siamo finalmente giunti alla conclusione di questa corsa verso il Leone d'Oro che domani verrà assegnato verso le 19.
Tra i film in concorso dei quali non Vi ho parlato c'è sicuro qualcuno che potrà arrivare in finale domani quindi vado riassumendo a volo d'uccello!
Rama Burshtein ha presentato il suo Lemale Et Ha'Chalal (Fill the Void), film ambientato nella comunità ebrea ortodossa di Tel Haviv nella quale una giovane dovrà scegliere un percorso di crescita particolare a quello che aveva pensato: sposare il vedovo di sua sorella...capito l'allegria?! Ai critici è piaciuto, a me no, quindi spero non vinca; ecco l'ho detto!
To The Wonder di Terrence Malick è stato tra i momenti più lirici della Mostra ed è, ovviamente, il mio candidato preferito per il Leone. Ben Affleck e Olga Kurylenko s'innamorano a Parigi e si perdono in Oklahoma. Nel mentre Javier Bardem perde la fede in Dio, lui è un sacerdote, e s'interroga sulla natura del suo amore. Ecco, questo è il tema principale del film, l'amore: questo è il modo in cui questa volta e come sempre meravigliosamente Malick s'interroga sulla natura dell'infinito del quale siamo fatti. Insomma, il miglior melodramma spirituale possibile, girato con incommensurabile maestria da quell'aquila muta che è Terry Malick. Volate in sala quando esce, non accetto giustificazioni pigolate!
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| To the wonder - Terrence Malick |
Di Takeshi Beat Kitano in Outrage Beyond Vi ho già detto e anche di Kim Ki Duk con Pieta quindi passerei ai giovanissimi di Apres Mai di Olivier Assayas. Partendo dai fratellini dei giovani del '68 Assayas, quello del bellissimo Carlos, mette su una riflessione sull'arrivare in ritardo agli appuntamenti con la Storia. I giovani, infatti, non sono rondini rivoluzionare felici come furono i fratelli maggiori qualche anno prima ma annoiati passerotti che non sanno da che parte tirare le molotov e sembrano fuoriusciti dagli Strokes. Molto fighetto, specie per la ricostruzione di mode, modi e droghe, mi ha poco toccato. Ditemi la Vostra presto che tanto ne parleranno tutti a breve!
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| Pieta - Kim Ki Duk |
Di Lihnas De Wellington di Valeria Sarmiento, vedova di Raul Ruiz, dirò solo che si tratta del Noi Credevamo portoghese e che se siete amanti della storia dell'800 dovete assolutamente recuperarlo! Grande produzione e cammei a gogo (Huppert, Deneuve, Piccoli e Malkovich, mica uccelletti qualsiasi!)
Di Korine e del suo Spring Breakers ho detto e non mi stancherò mai abbastanza di ripetere che, Malick a parte ovviamente, è stato il film della Mostra ma difficilmente vincerà qualcosa!
Marco Bellocchio ha presentato il suo Bella Addormentata ma non Vi dirò nulla al riguardo perchè esce oggi in sala e dovete andarlo a vedere, poi ne riparliamo. Si tratta senza dubbio del film più doloroso e necessario visto qui a Venezia.
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| Bella addormentata - Marco Bellocchio |
Veloci veloci su La cinquième saison di Jessica Woodworth e Peter Brosens, video art belga sulla fine del mondo. Si parla di un horror ambientalista tra Bergman e Bruegel alimentato da quel demone che c'hanno i belgi dentro! Pieno di uccelli, però, mi son sentito a casa! In realtà portano la peste che ammala il mondo, nel film, dicono i due registi...apposto!
Ancor più veloci su Sinapupunan (Thy Womb) del filippino Brillante Mendoza, uno dei maestri più celebri del cinema di laggiù. Storia dolorosa di una coppia senza figli che cerca una soluzione nella poligamia di lui. Ambientato tra i pescatori musulmani di isole che non so dove stanno è un quasi documentario in cui l'inizio e la fine sono dedicati a una scena di parto...olè che si vede tutto!
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| Sinapupunan - Brillante Mendoza |
Oggi la consueta doppietta di film in concorso, l'ultima finalmente, ha presentato Passion di Brian De Palma e Il giorno speciale di Francesca Comencini. Il buon vecchio Brian, purtroppo, non ha più un verso pieno e tonante ma sembra pronto per la pensione dei volatili. Il suo thriller erotico-onirico-lesbico -ho scritto davvero questa cosa?!- non convince affatto e pare un tuffo troppo profondo nel genere e nell'autocitazione per risultare credibile. Naomi Rapace e Rachel McAdams ne fanno vedere delle belle di piume, lingerie, tacchi alti e dildos ma non si spicca il volo nè ci si muove da Hitchcock, uccello padre fondatore del cinema di Brian cornacchietta!
Il film della Comencini è il triste ed ennesimo e ovvio e romanesco affresco dell'Italia di oggi in Converse All Star, putroppo. Non ho molto da aggiungere al riguardo!
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| Il giorno speciale - Francesca Comencini |
A presto dal trespolo del Lido per i commenti finali post premiazione,
il Vostro corvaldo
mercoledì 5 settembre 2012
Vinicio, corvo torvo...
Dalla terrazza dell'Excelsior vorrebbe spiccare il volo a sentire le domande che gli fanno. Che qualcuno gli porti un Camparino!
Dal trespolo del Lido - SPECIALE
Cari piumati,
l'America è figa, l'America è la figa.
Questo sembra dire il genio assoluto di Harmony Korine nel suo film in concorso a Venezia che ho avuto la fortuna di vedere ieri: Spring Breakers.
Il regista non ha bisogno di presentazioni, basti dire: Kids, Ken Park, Julien Donkey Boy, Gummo; il film non ha bisogno di spiegazioni particolari, basti dire deflagrazione della pop culture ed eresia della religione del videoclip.
Partendo da uno degli appuntamenti immancabili nella crescita dello studente medio americano, lo Spring Break appunto, la vacanza di primavera alla quale accorrono da tutti i campus d'America migliaia di studenti arrapati, Korine ci dice che, a voler fare i moralisti e i corvacci, si potrebbe raccontare tutto come il declino della cultura americana e della sua egemonia culturale.
Ad essere molto più lungimiranti, perdonate la saccente gracchiata, Korine se ne frega di tutti noi e racconta quello che gli va, come gli va e con una maestria registica e di montaggio che ben giustificanio il fatto che sia sparito per circa una decina d'anni dalle scene.
Britney Spears viene utilizzata come presagio demoniaco e metafora del sesso e della paura di esso - vero pilastro della cultura americana - dalle sue epigoni Disney moderne, Selena Gomez e Vanessa Hudgens, un pugno di ragazze che fanno cose molto cattive con un amico di nome Alien, James Franco, che si gioca la carriera ma trova finalmente il senso della sua vita artistica.
Ecco un film, finalmente, dalla proiezione del quale si esce con le piume tremolanti e arrapate. Dal quale si sussurra timidi, Spring Break Forever e ci si sente molto in colpa per aver peccato d'intenti...alla proiezione di ieri sera per la stampa non c'era un posto a sedere in sala e quasi nessuno l'ha abbandonata in corso - cosa che accade spesso qui- e lo sapete perchè?! Perchè il sesso è una colla potentissima e Korine la sniffa da anni.
Evviva il film che dovrebbe vincere Venezia se la giuria avesse le palle (o almeno fosse sincera con se stessa!) Scaricatelo, rubatelo, prostituitevi per vederlo perchè in questo film c'è quello che siamo e non abbiamo il coraggio di ammettere.
Live the dream, baby, this is it!
A presto dal trespolo del Lido,
il Vostro corvaldo
l'America è figa, l'America è la figa.
Questo sembra dire il genio assoluto di Harmony Korine nel suo film in concorso a Venezia che ho avuto la fortuna di vedere ieri: Spring Breakers.
Il regista non ha bisogno di presentazioni, basti dire: Kids, Ken Park, Julien Donkey Boy, Gummo; il film non ha bisogno di spiegazioni particolari, basti dire deflagrazione della pop culture ed eresia della religione del videoclip.
Partendo da uno degli appuntamenti immancabili nella crescita dello studente medio americano, lo Spring Break appunto, la vacanza di primavera alla quale accorrono da tutti i campus d'America migliaia di studenti arrapati, Korine ci dice che, a voler fare i moralisti e i corvacci, si potrebbe raccontare tutto come il declino della cultura americana e della sua egemonia culturale.
Ad essere molto più lungimiranti, perdonate la saccente gracchiata, Korine se ne frega di tutti noi e racconta quello che gli va, come gli va e con una maestria registica e di montaggio che ben giustificanio il fatto che sia sparito per circa una decina d'anni dalle scene.
Britney Spears viene utilizzata come presagio demoniaco e metafora del sesso e della paura di esso - vero pilastro della cultura americana - dalle sue epigoni Disney moderne, Selena Gomez e Vanessa Hudgens, un pugno di ragazze che fanno cose molto cattive con un amico di nome Alien, James Franco, che si gioca la carriera ma trova finalmente il senso della sua vita artistica.
Ecco un film, finalmente, dalla proiezione del quale si esce con le piume tremolanti e arrapate. Dal quale si sussurra timidi, Spring Break Forever e ci si sente molto in colpa per aver peccato d'intenti...alla proiezione di ieri sera per la stampa non c'era un posto a sedere in sala e quasi nessuno l'ha abbandonata in corso - cosa che accade spesso qui- e lo sapete perchè?! Perchè il sesso è una colla potentissima e Korine la sniffa da anni.
Evviva il film che dovrebbe vincere Venezia se la giuria avesse le palle (o almeno fosse sincera con se stessa!) Scaricatelo, rubatelo, prostituitevi per vederlo perchè in questo film c'è quello che siamo e non abbiamo il coraggio di ammettere.
Live the dream, baby, this is it!
A presto dal trespolo del Lido,
il Vostro corvaldo
martedì 4 settembre 2012
Vecchio corvo, da un po' che non ti facevi vivo...
Kim Ki Duk presenta Pieta, il film che ha sparigliato il totoleone. Il suo film è tra i più discussi e la fila per la proiezione ieri sera è stata tra le più lunghe registrate. Una madre torna nella vita di un uomo cattivo e forse tutto cambia. O forse nulla è ciò che sembra. Con la forza delle parabole zen tipica del suo cinema, il corvo coreano fa discutere e potrebbe proprio vincere...
domenica 2 settembre 2012
Olga Kurylenko, lieve uccellino in To The Wonder di Terrence Malick...
Tra le più belle viste qui al Lido finora, la nostra Olga è la principale protagonista del film di Malick che, a mio parere, può gracchiare fino al Leone d'Oro e portarselo via...
sabato 1 settembre 2012
Dal trespolo del Lido - seconda
Cari piumati,
eccoci arrivati al secondo ragguaglio ufficiale, quello di ieri era solo uno sfogo emotivo tardo adolescenziale, dalla Mostra del cinema di Venezia.
Piove che metà basta quindi mi appollaio in sala stampa per aggiornarVi un pò. Io sto bene. E Voi? Tutto ok con le piume del Primo di Settembre?!
Ci eravamo lasciati con Giannoli e la sua Superstar e riprendo qui il racconto dei film in concorso parlandoVi di At Any Price di Ramin Bahrani e Paradies:Glaube di Ulrich Seidl.
Il primo è un classico romanzo di formazione americano. Sebbene il regista sia iraniano il set è l'Iowa rurale dal quale vengono tanti uccelli. Al giovane Zach Efron - ieri le ragazzine erano disposte a tutto pur di entrare all'Excelsior sperando d'incontrarlo- non gliene frega nulla della fattoria di famiglia e così, piano piano, eccoci a una tragedia che solo le donne di casa sanno risolvere magistralmente e in modo tutt'altro che ovvio. Interessante e inperfetto!
Il film di Seidl è un capolavoro. Nient'altro da aggiungere. Cazzarola, lui è quello di Canicola, ok?!!!! Livido e duro come una cattolica austriaca che va in giro per Vienna a fare proselitismo con una statua della Madonna in mano -non Veronica Ciccone- il film segue a volo d'uccello la storia di Anna Maria che s'innamora di Cristo e si sente, poi, da Lui tradita. Nel mentre ci fa anche l'amore (!). Non lo vedrete mai in Italia, spero di sbagliarmi ma viene impossibile pensarlo da noi e spero vinca per ovviare al probelma. Scaricatevi anche Paradies:Liebe, visto a Cannes quest'anno, primo episodio della serie. Seidl sta infatti realizzando una trilogia e nel primo film una donzella austriaca se ne va in Africa a caccia di...beh, che cos'è una cornacchia?! Ecco, di uccelli neri!
Stamane c'è stato il primo evento della Mostra con in film di P.T.Anderson The Master con Joaquin Phoenix e Seymour Hoffman. Secondo tutti è un film su Scientology ma in realtà è solo un film su un uomo, il miglior Phoenix di sempre, che cerca una via, un maestro - ecco il titolo -, qualcuno che lo liberi dai suoi demoni. Da essi non ci si libera mai abbastanza e ancora una volta, tratto tipico del cinema di Anderson, solo la bestia che alberga in noi, l'uccellaccio nostra rovina, ha ragione e ogni struttura sovraimposta è destinata a cadere. In continuità con tutto il suo cinema ecco un'altra storia in cui Anderson scava nella natura dell'essere umano e non ne trova di giusto se non la bestia, l'irrazzionale, l'uccello pazzo. Peccato che qui stia tutto ai due grandissimi attori e che la storia sia un mero corollario alle due prestazioni dei pappagalli Phoenix e Hoffman.
Proprio perchè bestiale uccellaccio, Phoenix si è fumato tre sigarette in 40 minuti di conferenza stampa, come spero si capisca dalla foto qui sotto...
Il mio film del giorno è, senza dubbio, E'stato il figlio di Daniele Ciprì, primo italiano in concorso. Con Toni Servillo ciccione, sudato, occhiali sporchi e i migliori attori palermitani si mette in scena la storia di una famiglia al quale è dato e poi tolto tutto in cambio di una Mercedes!
Al di là della metafora Ciprì, fuoriuscito dalla coppia Ciprì-Maresco, i due uccellacci più dissacratori e grotteschi del cinema italiano, racconta l'Italia di oggi, quella dei grattaevinci, quella dell'inquinamento che ormai è pura cornice delle nostre spiagge e periferie, dei giovani senza futuro e dei vecchi senza speranza. Da vedere assolutamente!
A presto dal trespolo (bagnato) del Lido,
il Vostro corvaldo
eccoci arrivati al secondo ragguaglio ufficiale, quello di ieri era solo uno sfogo emotivo tardo adolescenziale, dalla Mostra del cinema di Venezia.
Piove che metà basta quindi mi appollaio in sala stampa per aggiornarVi un pò. Io sto bene. E Voi? Tutto ok con le piume del Primo di Settembre?!
Ci eravamo lasciati con Giannoli e la sua Superstar e riprendo qui il racconto dei film in concorso parlandoVi di At Any Price di Ramin Bahrani e Paradies:Glaube di Ulrich Seidl.
Il primo è un classico romanzo di formazione americano. Sebbene il regista sia iraniano il set è l'Iowa rurale dal quale vengono tanti uccelli. Al giovane Zach Efron - ieri le ragazzine erano disposte a tutto pur di entrare all'Excelsior sperando d'incontrarlo- non gliene frega nulla della fattoria di famiglia e così, piano piano, eccoci a una tragedia che solo le donne di casa sanno risolvere magistralmente e in modo tutt'altro che ovvio. Interessante e inperfetto!
Il film di Seidl è un capolavoro. Nient'altro da aggiungere. Cazzarola, lui è quello di Canicola, ok?!!!! Livido e duro come una cattolica austriaca che va in giro per Vienna a fare proselitismo con una statua della Madonna in mano -non Veronica Ciccone- il film segue a volo d'uccello la storia di Anna Maria che s'innamora di Cristo e si sente, poi, da Lui tradita. Nel mentre ci fa anche l'amore (!). Non lo vedrete mai in Italia, spero di sbagliarmi ma viene impossibile pensarlo da noi e spero vinca per ovviare al probelma. Scaricatevi anche Paradies:Liebe, visto a Cannes quest'anno, primo episodio della serie. Seidl sta infatti realizzando una trilogia e nel primo film una donzella austriaca se ne va in Africa a caccia di...beh, che cos'è una cornacchia?! Ecco, di uccelli neri!
Stamane c'è stato il primo evento della Mostra con in film di P.T.Anderson The Master con Joaquin Phoenix e Seymour Hoffman. Secondo tutti è un film su Scientology ma in realtà è solo un film su un uomo, il miglior Phoenix di sempre, che cerca una via, un maestro - ecco il titolo -, qualcuno che lo liberi dai suoi demoni. Da essi non ci si libera mai abbastanza e ancora una volta, tratto tipico del cinema di Anderson, solo la bestia che alberga in noi, l'uccellaccio nostra rovina, ha ragione e ogni struttura sovraimposta è destinata a cadere. In continuità con tutto il suo cinema ecco un'altra storia in cui Anderson scava nella natura dell'essere umano e non ne trova di giusto se non la bestia, l'irrazzionale, l'uccello pazzo. Peccato che qui stia tutto ai due grandissimi attori e che la storia sia un mero corollario alle due prestazioni dei pappagalli Phoenix e Hoffman.
Proprio perchè bestiale uccellaccio, Phoenix si è fumato tre sigarette in 40 minuti di conferenza stampa, come spero si capisca dalla foto qui sotto...
Il mio film del giorno è, senza dubbio, E'stato il figlio di Daniele Ciprì, primo italiano in concorso. Con Toni Servillo ciccione, sudato, occhiali sporchi e i migliori attori palermitani si mette in scena la storia di una famiglia al quale è dato e poi tolto tutto in cambio di una Mercedes!
Al di là della metafora Ciprì, fuoriuscito dalla coppia Ciprì-Maresco, i due uccellacci più dissacratori e grotteschi del cinema italiano, racconta l'Italia di oggi, quella dei grattaevinci, quella dell'inquinamento che ormai è pura cornice delle nostre spiagge e periferie, dei giovani senza futuro e dei vecchi senza speranza. Da vedere assolutamente!
A presto dal trespolo (bagnato) del Lido,
il Vostro corvaldo
venerdì 31 agosto 2012
Dal trespolo del Lido - SPECIALE
Cari piumati,
stamattina la pioggia è arrivata al Lido e, come in quel Sapore di Mare vanzinesco, questa segna la fine dell'estate e il maglione turchese di Isabella Ferrari.
Questo speciale è dedicato al mio personale evento del giorno. Sono appena uscito dalla visione di Bad 25 di Spike Lee, il meraviglioso documentario di uno dei miei registi viventi preferiti sul più grande di tutti, sul più bel pappagallo di tutti, Michael Jackson.
Dice ora Lee in conferenza stampa, mentre vi scrivo di nascosto, che oggi, 25 anni fa, usciva Bad, quello che, a detta di molti, è il più importante album del re del Pop, insieme a Thriller.
Il documentario si basa su interviste a chi, 25 anni fa, ha visto l'history in the making: musicisti e produttori, su tutti il gufo grigio gigante Quincy Jones ma anche a chi, all'epoca, non era nessuno e ora ambisce al titolo che fu ed è di Jackson: Kanye West, Chris Brown, Justin Bieber, passerotti moderni.
Una cosa segna e resta, più di tutte, del film: alla domanda "Dove eravate quando avete saputo?" , tutti gli intervistati, molti senza frenare le lacrime, hanno ricordato l'incredulità e la sensazione che non fosse reale, che non fosse possibile.
(Chiedo scusa per la foto ma è rubata!)
A noi, poveri pennuti privati troppo presto del più colorato degli uccelli del Paradiso, resta la sua musica e quello che per sempre porterà con se in ognuno di noi. Per quanto mi riguarda, ma io non sono che un corvo spennacchato, Man in the mirror, che è la preferita anche di Spike -gazza ladra- Lee con la quale chiude il film.
Le roi est mort vive le roi
A presto dal trespolo del Lido,
il Vostro corvaldo
stamattina la pioggia è arrivata al Lido e, come in quel Sapore di Mare vanzinesco, questa segna la fine dell'estate e il maglione turchese di Isabella Ferrari.
Questo speciale è dedicato al mio personale evento del giorno. Sono appena uscito dalla visione di Bad 25 di Spike Lee, il meraviglioso documentario di uno dei miei registi viventi preferiti sul più grande di tutti, sul più bel pappagallo di tutti, Michael Jackson.
Dice ora Lee in conferenza stampa, mentre vi scrivo di nascosto, che oggi, 25 anni fa, usciva Bad, quello che, a detta di molti, è il più importante album del re del Pop, insieme a Thriller.
Il documentario si basa su interviste a chi, 25 anni fa, ha visto l'history in the making: musicisti e produttori, su tutti il gufo grigio gigante Quincy Jones ma anche a chi, all'epoca, non era nessuno e ora ambisce al titolo che fu ed è di Jackson: Kanye West, Chris Brown, Justin Bieber, passerotti moderni.
Una cosa segna e resta, più di tutte, del film: alla domanda "Dove eravate quando avete saputo?" , tutti gli intervistati, molti senza frenare le lacrime, hanno ricordato l'incredulità e la sensazione che non fosse reale, che non fosse possibile.
A noi, poveri pennuti privati troppo presto del più colorato degli uccelli del Paradiso, resta la sua musica e quello che per sempre porterà con se in ognuno di noi. Per quanto mi riguarda, ma io non sono che un corvo spennacchato, Man in the mirror, che è la preferita anche di Spike -gazza ladra- Lee con la quale chiude il film.
Le roi est mort vive le roi
A presto dal trespolo del Lido,
il Vostro corvaldo
giovedì 30 agosto 2012
Dal trespolo del Lido - prima
Cari piumati,
eccomi nella sala stampa del Palazzo del Casinò qui al Lido di Venezia.
Siamo al secondo giorno di programmazione ufficiale di questa Venezia 69 e, finalmente, si intravede qualcosa di interessante.
Già, perché a parte le luccicanti novità architettoniche introdotte - si dice che Alberto Barbera abbia imposto la chiusura del terribile cratere all'amianto e tangenti che è stato per troppi anni davanti al Casinò - il primo giorno di proiezioni non aveva riservato sorprese troppo brillanti. Il Vostro salva solo Stories We Tell, della canadese Sarah Polley, presentato alle Giornate degli Autori. Si tratta di un documentario sincero e sentito su una madre, quella di Sarah appunto, un po' libertina e fedifraga, libera e innamorata della vita. Montaggio veloce e lacrimoni assicurati con le musiche del divin Bon Iver.
Del primo film in concorso, Izmena di Kirill Serebrennikov voglio ricordare solo gli abiti di lei, Franziska Petri, la Nicole Kidman sovietica. Algida e un pò matta, rossa di capelli e con conseguente voglia di cornacchia (!) metterà su un teatrino mortale tra mariti e amanti, tra Antonioni, Hitchcock e De Palma, che alla fine la vedrà andarsene tranquilla in un meraviglioso cappotto cammello.
Presentato stamattina nell'umida mattina lagunare, il secondo film in concorso è il franco-belga Superstar di Xavier Giannoli. Facile, direte Voi amici dell'upupa, partire dal vecchio adagio di Warhol sui 15 minuti di celebrità e costruirci una sceneggiatura di quasi due ore. In realtà Giannoli ci riesce, sebbene con un moralismo d'antan e il fumo libero ormai concesso solo al cinema francese grazie a ottimi mezzi e un cast d'alto piumaggio nel quale troviamo Cécile de France, la più bella vista finora qui al Lido. Al protagonista del film, Kad Merad, la vita cambia nella metro una mattina come un'altra quando d'improvviso e senza motivo, tutti lo riconoscono e lo fermano per fotografie e autografi. Tra Reality (id., 2012) di Garrone e il Benigni di To Rome With Love (Woody Allen, 2012), una vita è distrutta dalla tv che poi, quando è troppo tardi, chiede scusa e si scosta lasciando il poveretto spennato a dovere.
Salutandovi per ora, Vi dico che qualcuno ha visto Winona Rider svolazzare qui in giro... Io ho visto la Smutniak madrina dell'edizione ma non ho molti commenti al riguardo. Canotta nera e jeans chiari, occhiali grandi e passo spedito per lasciarsi alle spalle i fotografi.
A presto dal trespolo del Lido,
il Vostro corvaldo
eccomi nella sala stampa del Palazzo del Casinò qui al Lido di Venezia.
Siamo al secondo giorno di programmazione ufficiale di questa Venezia 69 e, finalmente, si intravede qualcosa di interessante.
Già, perché a parte le luccicanti novità architettoniche introdotte - si dice che Alberto Barbera abbia imposto la chiusura del terribile cratere all'amianto e tangenti che è stato per troppi anni davanti al Casinò - il primo giorno di proiezioni non aveva riservato sorprese troppo brillanti. Il Vostro salva solo Stories We Tell, della canadese Sarah Polley, presentato alle Giornate degli Autori. Si tratta di un documentario sincero e sentito su una madre, quella di Sarah appunto, un po' libertina e fedifraga, libera e innamorata della vita. Montaggio veloce e lacrimoni assicurati con le musiche del divin Bon Iver.
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| Stories We Tell di Sarah Polley |
Del primo film in concorso, Izmena di Kirill Serebrennikov voglio ricordare solo gli abiti di lei, Franziska Petri, la Nicole Kidman sovietica. Algida e un pò matta, rossa di capelli e con conseguente voglia di cornacchia (!) metterà su un teatrino mortale tra mariti e amanti, tra Antonioni, Hitchcock e De Palma, che alla fine la vedrà andarsene tranquilla in un meraviglioso cappotto cammello.
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| Franziska Petri in Izmena di Kirill Serebrennikov |
Presentato stamattina nell'umida mattina lagunare, il secondo film in concorso è il franco-belga Superstar di Xavier Giannoli. Facile, direte Voi amici dell'upupa, partire dal vecchio adagio di Warhol sui 15 minuti di celebrità e costruirci una sceneggiatura di quasi due ore. In realtà Giannoli ci riesce, sebbene con un moralismo d'antan e il fumo libero ormai concesso solo al cinema francese grazie a ottimi mezzi e un cast d'alto piumaggio nel quale troviamo Cécile de France, la più bella vista finora qui al Lido. Al protagonista del film, Kad Merad, la vita cambia nella metro una mattina come un'altra quando d'improvviso e senza motivo, tutti lo riconoscono e lo fermano per fotografie e autografi. Tra Reality (id., 2012) di Garrone e il Benigni di To Rome With Love (Woody Allen, 2012), una vita è distrutta dalla tv che poi, quando è troppo tardi, chiede scusa e si scosta lasciando il poveretto spennato a dovere.
| Cecile De France e Kad Marad in Superstar di Xavier Giannoli |
Salutandovi per ora, Vi dico che qualcuno ha visto Winona Rider svolazzare qui in giro... Io ho visto la Smutniak madrina dell'edizione ma non ho molti commenti al riguardo. Canotta nera e jeans chiari, occhiali grandi e passo spedito per lasciarsi alle spalle i fotografi.
A presto dal trespolo del Lido,
il Vostro corvaldo
mercoledì 29 agosto 2012
CORVALDO PLANA AL LIDO!!
In occasione della 69° edizione della Mostra del Cinema di Venezia noi Cornacchie quest'anno abbiamo scelto un inviato davvero speciale. Signore e signori è con irriverente piacere che vi presentiamo Corvaldo, blogger e cinema addicted! Ogni giorno in diretta dal Lido ci svelerà anticipazioni, gossip e ci presenterà i film più cornacchiosi della kermesse.
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